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Turbolenze in arrivo? 3/3

Cominciamo questo nuovo anno, cercando di terminare il percorso che abbiamo cominciato un mese fa sul focus mercati del 2020, parlando di mercati emergenti.

Gli ultimi avvenimenti geo politici hanno sicuramente dato uno scossone al mercato che però, finora, sembra reagire bene. Per parlare di mercati emergenti bisogna sicuramente partire dalla Cina, ma, allo stesso tempo, avere uno sguardo più ampio sulle possibilità che può dare il mercato. Le ultime notizie sulla Cina ci mostrano come il governo stia attuando una politica monetaria accomodante, per favorire il credito alle aziende ( ultimo provvedimento è stato abbassare il coefficente di riserva obbligatoria delle banche).

La cina ha vissuto un 2019 ottimo, anche tenuto conto della situazione dazi e di quello che sta diventando la Cina per il mondo. La frase:”ora la cina cresce solo del 6% all’anno” risulta ridicola considerato la grandezza che ha ormai il paese( il 6% di 1000 è molto più del 20% di 100,sembra una frase banale, ma non sembra dato lo scetticismo generale sulla Cina). Il mercato Cinese è stato inserito, non ancora adeguatamente ma è un inizio, nei più grandi indici mondiali, ciò significa che i fondi e gli investitori saranno obbligati a inserirli nei propri portafogli. In aggiunta a questo, la Cina ha finalmente aperto il mercato agli investitori stranieri per quel che riguarda le aziende di classe A, che finora erano solamente acquistabili dai cinesi. Questa somma di fattori porterà a grandi flussi di denaro nel mercato cinese. Allo stesso modo il mercato cinese offre tassi di rendimento di gran lunga più interessanti, soprattutto considerato che la  maggior parte delle aziende hanno partecipazioni dello Stato. In ultimo,ma allo stesso modo interessante, la costruzione della via della Seta è una grande opportunità per gli investitori, e non solamente per gli istituzionali ma anche per i retail, con fondi che hanno in portafoglio aziende e paesi che contribuiscono alla costruzione( Belt and Road). Bisogna smettere di credere che i cinesi siano coloro che arrivano in Occidente, rubano, e copiano a basso prezzo, perchè non è più così: infatti per il primo anno della storia gli USA hanno perso il primato di brevetti del 2019, superati dalla Cina.

Oltre al mercato cinese, tutti i paesi emergenti offrono grandi opportunità di rendimento: dal Messico, alla Russia, all’India. Su quest’ultima ci sono notizie molto interessanti: il 45% del paese è millenials, e entro il 2024 l’India sarà totalmente cablata di fibra 5G. In più, finora, la Banca centrale Indiana non è mai intervenuta sui tassi di interesse, ma un eventuale intervento, soprattutto considerato la stabilità politica(col presidente al secondo mandato ottenuto un anno fa), potrebbe portare il paese a una crescita più veloce e a presentarsi al mondo come “nuova Cina” dato la popolazione giovane e che conta più di un miliardo di persone.

Con questo concludiamo il nostro percorso di focus mercati, sperando di aver dato a tutti notizie e interessanti per poter gestire meglio i propri soldi e il proprio portafoglio. Rimango assolutamente a disposizione per ogni curiosità o riflessione.

Ai prossimi appuntamenti.

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“Se pianifichi male, stai pianificando il tuo fallimento”

Dati di questi giorni dicono che in Italia ci sono 1440 miliardi di liquidità sui conti correnti. Perché? Se cerchiamo notizie sui conti correnti, troviamo che i costi dei canoni stanno via via lievitando, in maniera esponenziale nelle banche tradizionali, con a ruota le banche online che li seguono (CheBanca! Nel 2017, FinecoBank pochi giorni fa). Cosa spinge allora il piccolo risparmiatore italiano a lasciare i suoi risparmi lì? Chiedendo ci si sente rispondere sempre lo stesso mantra: “Non si prende niente a investire”, “Si rischia troppo”.

Numeri alla mano ci dimostrano che se avessimo investito 10000 $ in indici azionari 10 anni fa, ora sarebbero 22000$, mentre per il mondo dell’obbligazionario 12000$. Il tutto senza considerare la componente FONDAMENTALE della pianificazione finanziaria, ma affidandosi solamente a indici gestiti da macchine. Mi sento rispondere poi, che se dovessero investire, molti italiani comprerebbero delle case, immobili. Ora la domanda che ci sarebbe da farsi è: “A chi venderò questa casa?” “A che prezzo venderò questa casa?”. L’ Italia è uno dei paesi col più basso tasso di nascite, il che significa che di case, le nuove generazioni, non ne avranno bisogno. Chi invece comprerà la mia casa? L’’Europa sta vivendo grandi cambiamenti demografici, con l’arrivo di etnie diverse. I nuovi acquirenti delle case saranno gli stranieri, e compreranno la casa a un prezzo superiore rispetto a quella che io la sto pagando ora? O forse io, italiano, dopo anni di tasse a carico sul mio immobile, problemi di manutenzione, spese fisse, sarò ben contento di liberarmene? Ciò non significa che l’investimento immobiliare sia a priori perdente, ma è esagerata la convinzione italiana di “andare sul sicuro” comprando casa. Se esistesse un cartellino tecnologico sulle nostre case, come quello che tutti vediamo sul tg in cui ci dice “DJ +0,30%, FTSE MIB -0,50%”, avremmo tutti noi la triste notizia che quotidianamente, la mia casa, è colorata di rosso: quotidianamente perde di valore.

E allora? Se sui conti correnti perdo l’1% di inflazione (concetto che in Italia ancora non è chiaro) più le spese di canone, se il mercato immobiliare pensandoci bene non è così sicuro, e il BTP decennale  mi rende l’1,35% con annesso il rischio politico e di ristrutturazione del debito italiano… cosa posso fare?

Il mantra che ripeto è uno solo “pianificare, pianificare,pianificare”. E per farlo, esistono migliaia di prodotti: Sicav, ETF, Unit linked delle più disparate idee di investimento. Se pianifico, il vero rischio del mercato, la volatilità, riesco a gestirla.

 Quando si va a vela, non si fissa solamente una meta, ma si controlla che al proprio fianco ci sia un bravo capitano, che abbia chiaro il suo ruolo: Non deve solamente farmi salire sulla barca,caricandomi i costi e lasciandomi in balia del mare,  ma deve accompagnarmi nel viaggio e farmi arrivare alla meta con quella che è la mia idea di viaggio, e con il mare(rischio) mosso per quanto posso sostenerlo io. In due parole: “consulenza finanziaria”

Fine del mondo?

Era prevedibile arrivasse, e infatti è arrivato: una settimana di sedute in rosso ha portato gli indici americani e europei ai livelli di agosto 2019.

In questi giorni sui telegiornali si sentono notizie come:” bruciati mille miliardi di dollari”, e le persone, vanno nel panico.

Nei mesi scorsi, coi focus mercati, ancora prima dell’arrivo del coronavirus avevo ragionato sul fatto che i mercati fossero molto alti, e che un alleggerimento della quota azionaria, per rientrare sotto forma di piano di accumulo, sarebbe stata la scelta migliore: la scelta e la decisione sta ripagando. Allo stesso modo, all’inizio del coronavirus, avevo portato alla luce dati che dimostravano come fosse naturale una forma a V sull’economia cinese e, se il virus si fosse diffuso negli altri paesi, anche per gli altri paesi.

Sicuramente i mercati avevano un naturale bisogno di scaricare, perché si portavano a dietro 10 anni di profondo guadagno, che ora, la maggior parte degli investitori ha portato a casa, per spostarsi su tranquillità, in attesa del futuro.

I rendimenti del decennale USA infatti sono ai minimi storici, e viceversa l’indice VIX di volatilità è a livelli molto alti, ancora una volta la prudenza sembra essere la soluzione migliore. Allora è cosa buona e giusta andare nel panico? Davvero ci sono questi grossi incendi in giro che bruciano miliardi?

Ci sono vari motivi per cui stare tranquilli, e provo a spiegarli brevemente:

Innanzitutto il mondo è inondato di liquidità, che da qualche parte, prima o poi, andrà o tornerà sui mercati, soprattutto considerando quanto siano bassi/negativi i rendimenti obbligazionari dei paesi sviluppati. Il secondo motivo, è che il mondo va avanti. La mia storia da consulente è iniziata nel 2001, e da lì a pochi mesi c’è stato il disastro Twin Towers. “Le persone non voleranno più” dicevano… e guardate dove siamo arrivati ora. Ho passato la SARS e altre malattie che sembravano anche loro far finire il mondo, ma così non è stato (trovate i dati nell’articolo sul Coronavirus). Ho passato la bolla tecnologica, la paura del 2011, la crisi insensata del 2018… ormai devo dire che le ho viste tutte, e sono ancora qui.

Guardando poi i dati della mia crescita professionale, gli anni bui delle crisi e dei segni rossi sono stati gli anni in cui più ho raccolto, e si spiega per due semplici motivi:

 1. Ho sempre risposto al telefono e incontrato gente, anche al sabato e alla domenica come in questi giorni, quando la gente ha paura, e questo servizio da altri parti non viene svolto

2.Dopo grandi segni rossi, momenti come questi di “disruption”, solo le cose buone poi riprendono valore, il mercato fa come una selezione naturale.

In conclusione, il Coronavirus non sarà la fine del mondo, sicuramente alleggerire a gennaio e usare PAC e ETF sull’Oro ha ripagato, ora bisogna capire quanto durerà e soprattutto le riflessioni che il Coronavirus porta dietro: Cina come unico fornitore di mercato, grande liquidità, nuovi tagli dei tassi, rischio inflattivo.

Per tutto quello che succederà e per una consulenza diretta sul proprio portafoglio, anche presso altri intermediari che magari non rispondono, vi aspetto in ufficio!

Risiko bancario

Ci risiamo! E’ partito il Risiko bancario!

E’ la notizia della settimana, l’offerta da parte di banca intesa di acquisto di UBI banca, che ha fatto smuovere sia la borsa italiana, che soprattutto l’ambiente bancario.

Purtroppo per i nostalgici della banca, che amano andare allo sportello e sottoporsi a vendite, la pacchia è finita. Mesi fa, tra i primi articoli che facevamo uscire, vi era la riflessione sullo sviluppo del mondo del risparmio e bancario: meno filiali, meno sportelli, sempre meno consulenza. Come infatti hanno dimostrato i dati dei bilanci delle banche, la tesi è sempre quella: tagliare per essere redditizi.

Le banche sono state e sono ancora oggi per la popolazione italiana un grosso blocco, perché come dimostrano i dati non facilitano il credito e soprattutto, non facendo consulenza ma vendita, lasciano sui conti correnti dei risparmiatori italiani tantissima liquidità, che ha perso in 10 anni valore. Infatti, i dati ci dicono, che siamo, insieme alla Grecia, uno dei pochi paesi europei che si è impoverito, e non per la crisi, per i governi, ma per un motivo molto semplice: abbiamo allocato male i nostri risparmi.

E ora pure il Risiko bancario: Intesa, vuole rafforzarsi con UBI(quarto gruppo in Italia). Però non è l’unica a muoversi, perché allo stesso modo Intesa venderebbe 500/600 filiali del nord Italia a BPER. Ora, questa tematica interessa molto di più a tutti, perché BPER lavora sul nostro territorio, quindi… che succede alle filiali bper e intesa? Ne terranno due/tre nello stesso comune o in comuni limitrofi? In più, notizia degli ultimi giorni uscita anche su repubblica, sembra che BPER e BPM puntino a una fusione con annessione di Monte Paschi.

In poche parole queste fusioni danno conferma delle tesi che da anni porto avanti, e che anche due mesi fa ho anche messo nero su bianco su questo blog: chiusura delle filiali, vendita di prodotti sempre a più alta commissione per aumentare la redditività, conti correnti ad alto costo, mutui che per essere aperti devono essere accompagnati da polizze infortuni, vita, standard e spesso non fatte in maniera consulenziale. Su quest’ultima voce, voglio fare un appunto: Unicredit si serve delle polizze rc auto di Allianz, quando fa polizze auto ai propri clienti. Quanti clienti Unicredit sanno, che in queste polizze non si trova la protezione alla rivalsa, perché Allianz, dato che non è direttamente lei a scegliere i clienti, si vuole proteggere? La protezione alla rivalsa è una garanzia fondamentale nelle rc auto, eppure immagino che Unicredit venda molte rc auto ai propri clienti, senza spiegarlo, e anzi, con clienti contenti perché pagano meno.

Il punto è sempre questo, e a ogni lettore invito sempre a rifletterci: informatevi, educatevi, e affidatevi a professionisti. Inoltre, ognuno di noi ha persone a cui vuole bene, e il ruolo sociale che ha ognuno di noi, obbliga a dover chiedere ai propri conoscenti,amici, di informarsi, e nel caso aiutarli e indirizzarli verso il professionismo.

Il dilettantismo bancario ha finito il suo percorso, il futuro è la consulenza e il professionismo!

Vi aspetto in Piazza Fanfulla 23/G a Traversetolo!

Low for long

Oggi vi voglio portare a fare un viaggio nel tempo, nostalgico, partendo da un grande artista: Bob Dylan.

Tra il settembre e l’ottobre del 1963, Dylan scrisse una canzone fantastica, rimasta ancora oggi nei cuori di molti: “The times they’are a-changing”

I tempi stanno cambiando cantava Dylan, e di certo non si riferiva ai rendimenti dei Btp italiani, ma ci aiuta molto. Il mondo cambia, ai filosofi e ai grandi pensatori lascio l’aspetto morale se in meglio o in peggio, sta di fatto che siamo passati a un rendimento del decennale italiano a doppia cifra, a un misero 0,90% attuale. Perché è cambiato il mondo? Perché l’inflazione che un tempo era al 7-8%, ora è sparita, e perché il mondo ha un continuo bisogno di liquidità. Nel 2011 Mario Draghi con il “whatever it thakes” salvò l’Euro e tutta l’eurozona iniziando una politica monetaria accomodante di cui viviamo oggi gli effetti. E’ capitato spesso in questi anni di sentire:” aspetto a investire che si alzano i tassi” o “si prende troppo poco, resto liquido” . Inesorabilmente, come si vede nel grafico seguente, i tassi hanno continuato ad abbassarsi, e sicuramente non per una maggiore solvibilità e stabilità del paese Italia.

L’italiano, innamorato del BTP, si guarda da anni spaesato, tenendo i soldi sul conto (1440 miliardi di euro non sono pochi) e nel frattempo ha perso tutte le performance che il mercato ha fatto. Cosa fare ora? Cosa succederà? Il 2020 è l’anno di inizio di un nuovo decennio, come sarà caratterizzato? Ciò che sempre più spesso da pensare è il detto “LOW FOR LONG”, cioè bassi per sempre. Perché questo? Un innalzamento dei tassi può essere causato da una sfuggita di mano dell’inflazione, e in Europa sarebbe solo una speranza veder ricomparire l’inflazione. In più i tassi bassi permettono alle aziende di avere facilità di credito, indebitandosi a basso prezzo e investendo in innovazione, tecnologia, ricerca.. Cosa fare allora? La soluzione ai tassi in negativo per un investitore privato?

 L’income è, come già detto anche in altri focus, la soluzione: portafogli bilanciati con titoli societari di paesi sviluppati, aggiungendo soluzioni accattivanti, in termine di rendimento, come i paesi emergenti ( India e Cina in primis). A questo bisogna aggiungere sicuramente una componente azionaria, che non può non essere presente in portafoglio( come PIC o PAC a seconda della tolleranza al rischio).

Insomma, è un mondo che cambia, e a cui, come cantava Dylan, bisogna adattarsi per non rimanere travolti.

A presto

Cosa sono i PIR? Hanno ancora senso?

Con il breve articolo di oggi cominceremo a analizzare insieme quali sono e come funzionano alcuni strumenti finanziari, partendo dai PIR(Piani Individuali di Risparmio), che sono tornati negli ultimi anni molto di moda.

Come funziona un PIR? In cosa consistono ?

I PIR sono prodotti che investono sulla piccola e media impresa italiana, hanno una durata di 5 anni, e l’investimento massimo è di 30mila euro l’anno, fino a un massimo di 150mila. Il PIR è legato al codice fiscale personale, ciò significa che se uno fa un PIR in una banca, non può andare in un’altra a farlo(ecco qui spiegato il primo motivo per cui le banche lo propongono, ”blindare il cliente”). Inoltre molto spesso viene detto che con i PIR si risparmiano le tasse: sopra i PIR, tenuti per 5 anni, non vi è la tassazione definita capital gain, cioè del 26% sul guadagno. Ora, una volta spiegato il PIR, bisogna fare un ragionamento consulenziale su cosa significa piccola e media impresa italiana, e proverò a farlo con questo grafico.

Qui sopra vediamo la popolazione divisa geograficamente tra EU, USA e Cina. Ha senso investire i propri soldi su una fetta di mercato che conta 60M di persone? Soprattutto: se ho un portafoglio di 100mila euro e ne investo 15mila su un PIR, è allocato correttamente rispetto alla grandezza del mondo? Per lo stesso motivo, quanto vale l’intera capitalizzazione mondiale, e quanto la borsa italiana (senza considerare che si tratta di piccola-media impresa)?. Risulta facile capire che un investimento in PIR, in un mondo globalizzato e che viaggia a cifre ben superiori all’Italia, è anacronistico.

 E il vantaggio fiscale? Diamo due numeri anche qui molto intuitivi: Ipotizzando che il PIL italiano cresca dello 0,3%(cifra abbastanza alta) e l’MSCI World del 3%(cifra ben più attendibile), pagare il 26% su dieci volte tanto incide sul guadagno? Decisamente no.

Ecco perché, in regime di vera e professionistica consulenza, è difficile pensare che oggi l’investimento consigliato possa essere un PIR, soprattutto per il cliente, mentre per le banche è ovvio che lo sia, perché blinda il cliente per 5 anni è ormai l’unica, o tra le poche, soluzioni per non perderlo.

Seguiranno nelle prossime settimane altre analisi su altri strumenti finanziari, a presto

Pronto? C’è nessuno?

Tre volte a settimana vado a correre, trovo nell’attività sportiva quella valvola di sfogo, che mi fa sentire libero, senza pensieri. Oggi, nonostante mi sia promesso di pubblicare una volta a settimana, vi voglio raccontare cosa mi è successo stamattina, sperando che qualcuno poi, nel privato, mi scriva, mi chieda, dica: “cavolo, anche a me succede, ho bisogno”.

Stavo correndo, con Jovanotti in sottofondo, quando all’improvviso mi suona il telefono: “Sì, buongiorno”.

“Ciao Roberto, scusami se ti disturbo di sabato, ma sto sentendo tante notizie al telegiornale, sono un po’ preoccupata per i miei soldi, cosa possiamo fare? Quanto siamo esposti?”

Cavolo, mi dico, proprio ieri ho scritto sul coronavirus, portando grafici, numeri, dati…predicando quella che è poi la realtà: calma! E la signora invece è preoccupata, ha paura. Penso.. ancora?! Certo che io e Franca(nome di fantasia) ne abbiamo già passate tante: la Sars, la Lehmann, la bolla tech, Gheddafi che scappa a cavallo… e ogni volta prontamente mi chiama preoccupata.

“Franca, guarda, la posizione che hai è tranquilla, abbiamo sempre cercato di diversificare, di tenere un ISR prudente, tenendo un portafoglio 80/20 perché so che non vuole rischiare… poi sa, io non sono preoccupato, ti ricordi quante ne abbiamo già passate e cosa ti ho detto l’ultima volta nel 2018? Spenga la televisione, stai serena, il mondo va avanti, e se le aziende sono sane, non c’è pericolo.”

“Sì lo so,Peri, ma stavolta i cinesi han costruito un ospedale in 10 giorni, qua sembra molto peggio”. A quel punto mi metto a elencare e spiegare l’articolo di ieri, spiegando cosa cambia dal 2003,cosa è diventata la Cina e la medicina nel frattempo, e dicendo che anche nel 2003 poi tutto è finito in nulla.

“Grazie Roberto, allora dico anche a mio marito di star tranquillo, perchè ieri ha provato a chiamare anche in banca e non mi han saputo rispondere, anche loro dicono di aver paura, che non sanno la situazione, non è chiara…coi tempi che corrono, è sempre meglio chiedere. Ci vediamo presto, ciao Roberto”

Metto giù il telefono, accendo nuovamente Jovanotti e subito sono nervoso, arrabbiato: “Ma è mai possibile che la banca le abbia risposto così? Io capisco i telegiornali, vendono notizie di paura perché valgono molto di più, ma io sono un professionista cavolo, io mi sto occupando dei risparmi di Franca, che fatica a mettere da parte, devo essere anche io umorale, panicatore, oppure devo essere la parte razionale per Franca e la sua famiglia?

Poi vado più a fondo del mio pensiero e ragiono su quel che succederà adesso: le persone andranno in banca, spaventate, e venderanno, i soldi finiranno sui conti correnti, mangiati da inflazione e spese folli oppure in polizze e certificati a fittizio “capitale garantito” a costi folli. E’ questo che vuole Franca, o che vogliono Giovanni, Luca , Martina, o te che stai leggendo?

Chi è il protagonista della storia? Tu o la banca? Quante ore di lavoro e sacrificando tua figlia, tua moglie, il tuo hobby, ti è costato mettere da parte quel patrimonio? Vuoi che sia così banale e amatoriale gestirlo? Ancora più in profondità…perchè accetto che sia una persona per cui sono solo un iban, e che al sabato e alla domenica è bellamente a casa a fregarsene di me, gestisca i miei soldi, il mio tempo sacrificato! Eppure io lo pago, eccome se lo pago, almeno 8 euro al mese il conto, più commissioni per ogni bonifico o prelievo, più ogni commissione di entrata, uscita e gestione.

Preso da tutto questo penso però che è per questo che lavoro, per cambiare il “bancacentrismo” in “clientecentrismo” e sono felice di aver risposto a Franca, di averle ricordato tutte quelle che abbiamo passato, dalle crisi al momento in cui mi ha chiesto: “Possiamo fare qualcosa per mettere da parte i soldi per mia figlia?” E’ una soddisfazione mi dico, che ricchezza!

Quante Franca ci sono qui? Non solo voi, ma che conoscete, a cui volete bene. La finanza viene dipinta come un male estremo, lontano, distante, e che invece incrocia la vita le storia di ognuno. Se vi rispecchiate in questa paura, in questo essere Franca , smettete di essere un codice iban ma desiderate un cambiamento, un modo diverso di lavorare.

Concludo con una frase che mio figlio Stefano ha stampata in camera da anni: “Voglio essere un punto interrogativo, non esclamativo”, con l’augurio che ognuno possa desiderare la stessa cosa, voler mettere in discussione un sistema e un mondo che è ormai cambiato e diventare protagonista della propria storia.

A presto

Roberto Peri

Coronavirus, rischio o opportunità?

Il 2020 non è iniziato nei migliori dei modi: prima l’uccisione di Soleimani, poi risolta in un nulla di fatto, e ora il coronavirus. Da 3 anni ormai ci si interroga se e quanto avverrà la prossima recessione, con hedge fund che nel frattempo chiudono, scommettitori al ribasso che sono spariti, e una recessione che ancora tarda ad arrivare. Anche le analisi di mercato pubblicate il mese scorso non facevano pensare a una possibile recessione, e le trimestrali americane uscite ultimamente hanno confermato questo. Ma il coronavirus sarà il cigno nero del 2020? L’evento non prevedibile che può causare una recessione, un rallentamento?  Proviamo a ragionarci assieme, cercando di non ragionare con la televisione accesa, ma col cervello acceso.

Quello che vedete qui è un grafico che indica la reazione dei mercati nei casi di epidemie come SARS, Ebola, ecc… Cosa possiamo vedere? Che tutte queste epidemie hanno sì causato un calo del mercato, ma che in pochi mesi si è assorbito, senza incidere realmente sull’economia globale. Soprattutto ci dobbiamo chiedere una cosa: la Cina del 2003 è la stessa Cina del 2020? La Cina è intervenuta addirittura prima dell’OMS in questo caso, reagendo prontamente e bloccando i voli e costruendo subito ospedali specifici. Anche gli Usa sono subito intervenuti dichiarando sostegno alle autorità cinesi, per risolvere prontamente la crisi.

In più, dobbiamo ricordarci le quotazioni dei mercati asiatici : I mercati asiatici e in generale gli emergenti, risultano messere gli unici mercati che non scontano già una ripresa. Cosa significa? Che mentre i mercati europei e USA presentano prezzi che danno per scontato una ripresa, questo per i mercati emergenti non è capitato, quindi risulta essere, anche a causa del coronavirus, un’opportunità entrare nel mercato cinese. Come? Entrate attraverso piani di accumulo è ancora una volta la soluzione, e farlo sui due temi principali del mercato cinese: 1.Cina Share A (azioni di classe A, in focus emergenti trovate una spiegazione dettagliata) 2. Cina consumi interni

Sulla seconda bisogna spendere due parole, perché sì’, i consumi ora sono bloccati, ma c’è un dato e una frase importante da capire: ” La Cina crea Pil ma non ricchezza”. Cosa significa? Finora la Cina è stata trainata da 2 fattori: investimenti e scambi commerciali. Però c’è un terzo fattore, finora meno sviluppato, che sono i consumi. Il governo cinese sta attraendo investimenti(Share A), sta allargando gli scambi commerciali( Belt and road, Via della Seta), e implementerà nei prossimi mesi gli stimoli fiscali , emettendo obbligazioni, per aumentare la liquidità e i consumi cinesi (China consumer). Sono questi i 3 trend che porteranno la Cina, nei prossimi 4 anni, a essere incoronata prima potenza economica mondiale, e sarebbe da pazzi, non cavalcarli.

Per ogni dubbio, per ogni domanda, rimango a disposizione, e vi ringrazio per la lettura. A PRESTO

“Crisi di maturazione”

La riflessione che si vuole fare in questa occasione non riguarda i mercati finanziari, ma più in generale le dinamiche del mondo della consulenza.

Le parole che trovate sopra di Carlo Talamo sono di grande aiuto per ragionare sulla situazione che stiamo vivendo oggi: un mondo veloce, globalizzato, e in grande competizione. L’essre umano, anche per quanto riguarda i mercati finanziari,chiede e cerca sempre più la professionalità, e per due semplici motivi: se prima investire era una possibilità, è ormai chiaro che è diventato necessario curare la propria situazione economica, per non perdere i soldi a causa di inflazione, costi di conto corrente, e per arrivare ad avere una pensione e una vita economica tranquilla e coerente coi propri obiettivi.

Come fare allora? Dove è possibile trovare professionalità? Viene in aiuto in questo il dizionario: “amatore” è colui che si diletta nel fare qualcosa, mentre “professionista” chi possiede caratteri come specializzazione, qualificazione, studio, esperienza. Ora… se mettiamo a confronto queste due figure, quanti sono convinti di aver trovato la professionalità nella banca tradizionale? Chiunque cerchi di ragionare, e pensare alla propria esperienza, non può che confermare che non è così professionistico, ma più amatoriale: quanto studio c’è sugli investimenti? Quanto è invece legato al budget e al volere della direzione?

Ancora più forte, e questo lo si percepisce stando “sul campo”, è la differenza che prova un cliente che si interfaccia con sia la figura della banca tradizionale, che del financial advisor. E’ chiaro che se uno è abituato in un modo, e non ha un altro metro di giudizio, farà più fatica a notarlo. E’ anche chiaro però, come Talamo ci spiega, che il mondo stia cambiando e ognuno di noi abbia il dovere di allargare lo sguardo, e fare la scelta giusta. Quella che amo definire “la nuova era”: quella della professionalità, della libertà di investimento, dell’eduzione e pianificazione finanziaria. Credo che questi valori siano il fondamento per costruire ogni tipo di rapporto, e che finora hanno ripagato sul campo e spero sempre più che, anche con questo blog, le persone dedichino tempo e cura ai propri risparmi, per smettere di affidarsi ad amatori, cercando i professionisti.

A presto per nuovi articoli!

Cara banca, quanto mi costi!

A quanti è capitato di andare a provare le scarpe in un negozio per poi comprarle online su amazon? E quanti hanno direttamente deciso di comprare tutto online, perché costa meno, è più veloce e decisamente più comodo?E’ uno dei trend del futuro, innegabile: il futuro è online, veloce, a basso costo. Ammesso questo, quanti hanno controllato il proprio estratto conto con diligenza e controllato le spese per un bonifico ordinario? O ancora, quanti hanno controllato quanto si paga per assegno, per un prelievo in un bancomat diverso da quello della propria banca? A quanti sembra normale dover pagare di media due euro per prelevare in un bancomat diverso dalla propria banca? In un mondo iper-connesso, digitale, dove si cercano valori come velocità e comodità, a molti tocca dover spendere due euro a prelievo in bancomat diversi, o dover spendere tempo per andare nel proprio. A chi è abituato a ragionare in maniera differente, chi sa che esiste un’alternativa tutto questo risulta assurdo. Ma non tutti sono così fortunati e ancora oggi le persone si condannato a spese di canone di conto corrente assurde. E non lasciamoci ingannare dalle pubblicità, dai proclami, perché quello che parla è l’estratto conto, o meglio ancora la scheda tecnica, e ogni volta si scoprono spiacevoli sorprese.

Ma il conto corrente a alto costo è solo una piccola parte dei costi che ormai tocca sostenere. Quanti pagano commissioni di entrata e di uscita per ogni investimento? Tanti. Ancora peggio è la situazione in cui ci si trova quando il “Private” propone un investimento: molto spesso il meccanismo è che il prodotto di casa non ha costi di ingresso, mentre il fondo di casa esterno sì: il cliente finale, inconsapevole e che ancora si fida della propria banca, decide di sottoscrivere il prodotto di casa per avere meno costi, e esce dalla filiale felice. Dov’è il problema? Che molto spesso il prodotto di casa non è “l’elitè” di categoria e le performance che seguiranno risulteranno di gran lunga peggiori rispetto alle alternative. Quindi bisogna sottoscrivere il prodotto con costi di entrata? Assolutamente no, la soluzione è andare da chi, essendo libero professionista e non dipendente, ha la libertà di non far pagare i costi di ingresso e di uscita neanche sui prodotti migliori. Ultima valutazione, ma non per importanza: spesso capita di sentire clienti che hanno a 35 anni prodotti in unit, senza averlo richiesto o senza reali necessità, in cui pagano un 3%(in media) in più di commissione. Ancora una volta vengono caricati sul cliente costi che lui non vorrebbe pagare, perché probabilmente non ha bisogno del fondo inserito sotto forma di polizza ma semplicemente come SICAV. Proprio per questo arrivano a casa dei clienti 30-40 pagine a fine anno di MIFID2, per nascondere ai clienti i costi che in realtà pagano, perché nelle performance che vedono i costi sono già stati inseriti. Quanti lo sapevano? Pochi probabilmente. Ancora una volta spiegare le cose alle persone le porta a cambiare idea, a uscire dall’etere che la banca faccia gli interessi del cliente, e finalmente cambiare area, cercando consulenza finanziaria da liberi professionisti.

Vi aspetto in Piazza Fanfulla 23/G a Traversetolo per opinioni e idee nuove. A presto per nuovi articoli.

Turbolenze in arrivo? 2/3

Dopo il focus degli scorsi giorni sul mercato azionario e soprattutto sull’USA, è interessante soffermarci un attimo sulla situazione macro economica europea soprattutto legata al mondo obbligazionario che tanto gli italiani apprezzano.

Anche le borse europee, hanno vissuto un ottimo 2019, con rendimenti a doppia cifra. Mentre però negli USA i dati macro economici non dimostrano una possibile recessione ma solo un rallentamento ciclico naturale, per quanto riguarda i paesi europei ( trainati dalla Germania) le notizie si fanno più complicate. L’avvicendamento di Lagarde come nuovo presidente della BCE, dopo gli anni di Super Mario Draghi, di cui tutti noi abbiamo un santino nel portafoglio, portano alcuni interrogativi sulla politica monetaria della BCE, non tanto per la politica che possa avere ma più per quanto ulteriore spazio abbia di manovra. Pensare a una BCE che alzi i tassi di interesse risulta improbabile, con un debito sovrano europeo in continua ascesa e un Eurozona a crescita dello “zero virgola”, ma è anche chiaro come ormai le cartucce in mano alla BCE siano poche. Al fianco di una politica monetaria accomodante, che dà risultati a breve termine ma non li trasporta nel lungo, c’è bisogno di una politica fiscale sulla stessa lunghezza d’onda: sono tanti e chiari i richiami degli ultimi mesi sia di Draghi che di Lagarde ai paesi del nord Europa e della Germania di attuare uno shock fiscale per far ripartire l’economia. Quindi è chiaro che il destino dell’eurozona è molto legato a questa politica fiscale accomodante tanto dichiarata ma mai messa in atto, anche perché gli indici manifatturieri e di export degli ultimi trimestri dimostrano come anche un paese solido come la Germania sia molto vicino alla recessione. Per quanto riguarda l’Italia? Purtroppo per i più appassionati del nostro paese, parlare di investimenti e Italia diventa sempre più difficile, ma se vogliamo proprio sforzarci a volerne parlare, abbiamo vissuto un bel 2019, con lo spread che si attesta ormai sui 170 punti e che ha portato a un forte rialzo dei prezzi dei BTP italiani, e che attualmente paga 1,25% a scadenza. Quanto margine c’è ancora per i nostri amati BTP? Probabilmente molto poco, soprattutto perché ultimamente la forbice Bund-BTP si sta chiudendo per un rialzo dei rendimenti dei bund tedeschi, più che una credibilità maggiore di credito dell’Italia. Su quest’ultimo punto però c’è da porsi un importante riflessione: I bund tedeschi attualmente pagano -0.3%, e ci sono arrivati dopo aver toccato anche -0.8% nei mesi estivi: questo meccanismo, non di rialzo dei rendimenti ma di semplice normalizzazione, ha portato grandi perdite sui prezzi delle obbligazioni cosiddette “sicure” e sui fondi Euro, che non sono da sottovalutare. Il debito sovrano europeo, soprattutto dei paesi sicuri, risulta essere quasi più rischioso di un azionario tematico, nonostante ovviamente a facciata così non sembri. Dove andare quindi a cercare dell’income sull’europa? Sulla parte corporate( aziendale) a spread risultano esserci delle occasioni soprattutto tenendo conto del rapporto rischio/rendimento, mentre ragionare attualmente su un azionario focus europa risulta essere difficile: bisogna staccarsi dall’idea di investimento geografico e poggiarsi sulla direzione futura del mondo, valutando, come già detto, i trend del futuro come ambiente, robotica, nutrizione, servizi, senza focalizzarsi geograficamente ma andando a prendere le migliori aziende, mondiali, che possono seguire e sfruttare questi trend.

A presto per l’ultimo focus legato ai mercati emergenti.

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