A quanti è capitato di andare a provare le scarpe in un negozio per poi comprarle online su amazon? E quanti hanno direttamente deciso di comprare tutto online, perché costa meno, è più veloce e decisamente più comodo?E’ uno dei trend del futuro, innegabile: il futuro è online, veloce, a basso costo. Ammesso questo, quanti hanno controllato il proprio estratto conto con diligenza e controllato le spese per un bonifico ordinario? O ancora, quanti hanno controllato quanto si paga per assegno, per un prelievo in un bancomat diverso da quello della propria banca? A quanti sembra normale dover pagare di media due euro per prelevare in un bancomat diverso dalla propria banca? In un mondo iper-connesso, digitale, dove si cercano valori come velocità e comodità, a molti tocca dover spendere due euro a prelievo in bancomat diversi, o dover spendere tempo per andare nel proprio. A chi è abituato a ragionare in maniera differente, chi sa che esiste un’alternativa tutto questo risulta assurdo. Ma non tutti sono così fortunati e ancora oggi le persone si condannato a spese di canone di conto corrente assurde. E non lasciamoci ingannare dalle pubblicità, dai proclami, perché quello che parla è l’estratto conto, o meglio ancora la scheda tecnica, e ogni volta si scoprono spiacevoli sorprese.
Ma il conto corrente a alto costo è solo una piccola parte dei costi che ormai tocca sostenere. Quanti pagano commissioni di entrata e di uscita per ogni investimento? Tanti. Ancora peggio è la situazione in cui ci si trova quando il “Private” propone un investimento: molto spesso il meccanismo è che il prodotto di casa non ha costi di ingresso, mentre il fondo di casa esterno sì: il cliente finale, inconsapevole e che ancora si fida della propria banca, decide di sottoscrivere il prodotto di casa per avere meno costi, e esce dalla filiale felice. Dov’è il problema? Che molto spesso il prodotto di casa non è “l’elitè” di categoria e le performance che seguiranno risulteranno di gran lunga peggiori rispetto alle alternative. Quindi bisogna sottoscrivere il prodotto con costi di entrata? Assolutamente no, la soluzione è andare da chi, essendo libero professionista e non dipendente, ha la libertà di non far pagare i costi di ingresso e di uscita neanche sui prodotti migliori. Ultima valutazione, ma non per importanza: spesso capita di sentire clienti che hanno a 35 anni prodotti in unit, senza averlo richiesto o senza reali necessità, in cui pagano un 3%(in media) in più di commissione. Ancora una volta vengono caricati sul cliente costi che lui non vorrebbe pagare, perché probabilmente non ha bisogno del fondo inserito sotto forma di polizza ma semplicemente come SICAV. Proprio per questo arrivano a casa dei clienti 30-40 pagine a fine anno di MIFID2, per nascondere ai clienti i costi che in realtà pagano, perché nelle performance che vedono i costi sono già stati inseriti. Quanti lo sapevano? Pochi probabilmente. Ancora una volta spiegare le cose alle persone le porta a cambiare idea, a uscire dall’etere che la banca faccia gli interessi del cliente, e finalmente cambiare area, cercando consulenza finanziaria da liberi professionisti.
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