Da un paio d’anni coltivo la passione per la barca a vela, passione che porto con me nel mio lavoro e mi permette di essere sii libero, ma allo stesso tempo pianificatore del viaggio dei miei clienti con me.
La prima cosa da sapere quando si è in barca a vela, dopo ovviamente tutta la segnaletica, i nodi, il linguaggio tecnico ( ma di quello si occupa il “consulente” della barca) è sapere dove vogliamo andare, è la meta. Nel mio lavoro questo si traduce con una formula, che a prima vista può sembrare difficile, ma che così non è: M=C∙(1+i)^t.
Quella che vi ho appena scritto è definita la formula della capitalizzazione composta: a cosa ci serve? Come la traduco ai miei clienti?
M sta ad indicare il montante, cioè il risultato finale, che significa “Qual è il mio obiettivo? Qual è la mia meta?”
C è il capitale iniziale, cioè quello che ho all’inizio, anche in questo caso la domanda è molto semplice: “Qual è la mia disponibilità economica? Quanto ho la possibilità di risparmiare?”
I è il tasso di interesse, e qui mi voglio fermare un attimo di più: non sta ad indicare ” quanto è bravo il mio consulente?” ma è più semplicemente : “Qual è la mia propensione al rischio? Quanta volatilità, quanto rischio sono in grado, emotivamente, a tollerare?”
T è il tempo, che in finanza come nella vita è la parte più preziosa, infatti mi devo chiedere: Qual è il mio orizzonte temporale? O più semplicemente.. per quanto tempo non avrò bisogno di questi soldi?
Questa è la base da cui partire, per pianificare: avere chiaro qual è la meta, in quanto tempo voglio raggiungerla, e che rischi voglio correre.
Stay tuned!
Roberto